Non è una da battaglie consociative. E
non cede di un millimetro rispetto al famoso discorso con il quale, nel marzo
di tre anni fa, attaccò duramente la classe dirigente del suo partito, il Pd,
guadagnandosi la ribalta nazionale e internazionale e poi incassando quelle
quasi 74mila preferenze che l’hanno catapultata al Parlamento europeo. Giovane,
faccia da brava maestra, nella vita è una avvocatessa e una politica di Udine
che si spende con passione. E con passione ripete come un mantra che c’è
bisogno di rinnovamento, che la casta deve rinunciare ai propri privilegi, i
partiti a una buona parte del finanziamento pubblico, mettendolo in ogni caso
sotto la lente di ingrandimento di controlli rigorosi per assicurare la massima
trasparenza.
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venerdì 20 luglio 2012
giovedì 19 luglio 2012
Il difficile rinnovamento della politica italiana
Berlusconi e Prodi sono i due
eterni antagonisti dell’Italia della
Seconda Repubblica, l’uscita di scena definitiva di uno o di entrambi sarà –
per certi versi – il vero segnale della fine di un ciclo. Certo assieme ad
altri protagonisti della politica italiana, così incapace di rinnovare se
stessa se poi l’unico modo per avere qualche cambiamento è “rottamare” (a
sinistra) e “formattare” (a destra).
Gira e rigira, sempre lì stiamo. Come se dei due simboli dello sbilenco
bipolarismo italiano non si potesse fare a meno. In questi giorni è stato detto
che Silvio Berlusconi di fatto non se n’è mai andato veramente. Nessuno ne
dubitava, d’altronde.
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