lunedì 3 settembre 2012

NOTE AGOSTANE


Quando, il 19 agosto, nella sua relazione al meeting CL di Rimini il presidente Monti ha chiesto che non vengano più chiamati "furbi" gli evasori fiscali ho finalmente intravisto, ma solo per un attimo, cosa potrebbe essere il nostro paese se cominciassimo a far le persone serie. Il Presidente Monti indubbiamente è una persona seria, e questo indipendentemente dagli atti del suo governo, che possono piacere o non piacere. Se non fosse quello che è non avremmo mai potuto ritornare ad essere un paese cui viene attribuita credibilità. In poco tempo Monti ci ha riportato alla superficie dalla profondità del mare in cui ci stava facendo annegare Berlusconi. Mi sarebbe piaciuto anche vedere l'indirizzo di governo che avrebbe potuto mettere in atto se si fosse trattato di una situazione normale, non di un periodo di grave emergenza.

DA RIMINI A TRENTO


Alcuni osservatori hanno accusato di meschinità la redazione on-line di “Famiglia Cristiana” per aver pubblicato un pezzo critico sul Meeting ciellino di Rimini, in particolare per il fatto che i partecipanti all'annua sagra politico-affaristica romagnola sembrano applaudire a comando tutti gli uomini di potere - non solo gli esponenti politici non solo gli esponenti politici, se ci si ricorda delle esaltanti performance riminesi di Sergio Marchionne e persino, in anni lontani, di Raul Gardini - che si affacciano da quelle parti.
In realtà non c'è nulla di meschino nel rilievo del settimanale paolino, c’è solo la semplice descrizione del dato di fatto di un movimento ecclesiale, politico ed economico che, oltre a fare sistematica confusione sul piano in cui porsi - visto che di volta in volta non si capisce bene se l'interlocutore che ci si trova davanti sia un leader religioso, un capo politico o un abile affarista- ad ogni occasione, fin dalla sua costituzione, non ha fatto altro che tempestare contro i poteri terreni e le loro propaggini ecclesiali e nello stesso tempo va d'amore e d'accordo con tali poteri terreni, purché, si capisce, sia generoso nell’aprire i cordoni della borsa.

IL RICORDO DEL CARDINALE MARTINI NELLE PAROLE DEL SINDACO


Il Signore ha ripreso con sé il cardinal Martini che è stato per molti anni un maestro di vita, di fede, un maestro dell’annuncio e della testimonianza del Vangelo nella chiesa ambrosiana. Mi sembra importante “ricordarlo” come un pastore che ha illuminato la vita di tanti credenti e anche di molti non credenti.
La sua testimonianza, coerente e trasparente fino alla fine, sempre centrata sulla Parola di Dio hanno fatto di lui soprattutto un padre attento e comprensivo in una società in continuo cambiamento.
E’ stato un vero dono poterlo conoscere anche personalmente e averlo incontrato più volte; anche un anno fa, poter ascoltare, pur nella malattia, le sue parole, le sue valutazioni sulla chiesa che definì “in acque agitate”, ma soprattutto le sue parole di speranza. Ha sempre parlato al cuore e all’anima della gente, al cuore di tutti non solo dei fedeli.

sabato 1 settembre 2012

Card. Martini: una vita per l'uomo e la Parola


Il cardinale Carlo Maria Martini, arcivescovo emerito di Milano, era nato a Torino il 15 febbraio 1927. Nel bellissimo Conversazioni notturne a Gerusalemme, uno di quei libri che dopo un primo incontro ti accompagnano per tutta la vita, diceva: "I miei genitori mi hanno donato la fede in Dio, mia madre mi ha insegnato a pregare". A soli 17 anni era entrato nella Compagnia di Gesù: la sua profonda cultura, che non era soltanto erudizione ma una straordinaria capacità di riflettere su tutte le istanze interiori dell'uomo e di suscitare domande e risposte originali, ha riproposto e rappresentato in pieno nel mondo d'oggi la migliore tradizione intellettuale dei Gesuiti.
Venne ordinato sacerdote il 13 luglio 1952. Dopo gli studi in filosofia e teologia, nella quale si laureò nel 1958 con una tesi su "Il problema storico della Risurrezione negli studi recenti", insegnò per alcuni anni nella facoltà teologica di Chieri.

venerdì 31 agosto 2012

Ci mancava il partito di Emilio Fede


Emilio Fede entra in politica. Con un suo partito. O, come dice lui, «un movimento di opinione». Si chiamerà "Vogliamo Vivere". A luglio ha depositato il marchio a Como, per non dar nell'occhio. Ma "l'Espresso" se n'è accorto. L'idea è maturata a inizio estate, la lunga estate seguita al suo coinvolgimento nel processo Ruby, accusato di favoreggiamento della prostituzione con Lele Mora e Nicole Minetti. Ad agosto l'ex direttore del Tg4, per anni evangelista del verbo di Berlusconi, poi messo bruscamente in pensione da Mediaset, si è mosso tra Anacapri (nella villa della moglie Diana De Feo), Perugia, Milano, Varigotti e Forte dei Marmi. E una traccia misteriosa era apparsa su Twitter a ridosso di Ferragosto: «Vogliamo Vivere... Leggerete sempre più spesso questo slogan». 
Fede conferma a "l'Espresso": «Fondo un movimento di opinione perché ho ascoltato tanta gente che mi incoraggia. Il Pdl rischia di diventare uno spartito stonato». Si sta muovendo da solo? «Mi muovo da solo, e ci metto soldi miei. Berlusconi non ne sa niente. "Vogliamo Vivere" riassume il malessere di tanti, sotto il cosiddetto governo tecnico.